8 febbraio 2010

Le interviste infoldabili - Cleopatra (e Giulio Cesare)

Archiviato in: Curiosità, Di tutto, di più

cleopatraLe casalinghe disperate c’erano già nell’antichità. Ragazze che magari volevano una vita serena, accanto all’uomo dei loro sogni, e invece si ritrovano a brontolare; pulizie di casa, cucina, zero vita sociale. E depressione vagante. Abbiamo ricevuto un messaggio da una di queste “vittime”: si chiama Cleopatra, e non ne può più del suo compagno, Giulio Cesare. Siamo andati a trovarla a casa sua.

Cos’è successo, maestà?
Finalmente siete arrivati. Niente, devo sfogarmi perché sono stufa.

Di cosa?
Giulio Cesare, quel bastardo. Guardi, guardi! Mi ha lasciata qui da sola, con un bambino da mantenere. E non è la prima volta… Se lo sapevo restavo in Egitto.

Dov’è ora lui?
Da qualche parte, boh.. In battaglia, come sempre. E quando non è a combattere, è sempre nell’altra stanza a giocare a poker online.

Prego?
Non ha capito? Giulio Cesare, sì; il grande capo e condottiero, trascura la sua compagna per le carte. Lo scriva, lo scriva.

Lo scrivo, tranquilla. Ma sembra esagerato.
Forse non mi crede. Eppure è così: sei-sette ore al giorno, anche di notte.

Avete un computer, dunque?
Se l’è portato dalla Gallia. L’ha sequestrato ai rivali che ha sconfitto. Non poteva permettere che qualcuno potesse sopravanzarlo in tecnologia.

E’ dura stare accanto a un uomo così, allora?
Un incubo. Credevo, dopo il nostro primo incontro, di aver trovato l’uomo della mia vita. Vestiti di lusso, sesso sfrenato, tante attenzioni. Solo apparenza…

Questa sua passione del poker online quando l’ha scoperta?
Me l’avevano accennato i generali di Giulio Cesare quasi subito. Del tipo “Stai attenta, che nei weekend lui non combatte mai perchè ci sono certi tornei con tanti soldi in palio…”. Non capivo, all’inizio, poi…

Poi?
Eh, ha vinto un Sunday Rounder. Trecentomila sesterzi si è portato a casa!

Allora è bravo!
Purtroppo sì. Va sempre a premio. E sa una cosa? E’ capitato, a volte, che giocassi io al posto suo dal lunedì al venerdì, qualche settimana. Perché c’erano i punti doppi e voleva diventare imperatore. Gli manca ancora tanto, però.

Così ha imparato pure lei, maestà!
Poca roba, ma sì. Mai vinto un torneo, però qualche tavolo finale…

E si lamenta?
Sì. Perché i soldi vanno a lui, mica a me. Che li reinveste e si arricchisce sempre di più. Ma temo che qualcuno gliela farà pagare.

Sentite il rumore dei nemici, come qualcuno ha già detto?
Costantemente, da quando varcò il Rubicone. “Il dado è tratto”, aveva detto: oggi forse userebbe altre parole. Tipo “Vado all in”.

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