Le interviste infoldabili - Einstein
Nel suo studio ha, giusto per inquadrare il personaggio, la celebre foto che lo ritrae mentre fa la linguaccia. Auto-citazioni, meta-descrizioni. Una stanza incasinata, piena di fogli, penne, oggetti buttati qua e là. Ma è disordinato, Albert Einstein? La sua testa sicuramente è particolare, anche come pettinatura. D’altronde, è Einstein. Per una volta non siamo stati noi a contattarlo, ma viceversa. “Ho qualcosa di importante da dire a proposito del poker, ci sto lavorando su”. E potevamo lasciar correre un annuncio così? No.
La disturbiamo, professore?
Ah, no, giovanotto. Venga, venga pure.
Dottor Einstein, e quindi per cosa ci ha contattati?
Questa storia del poker mi ha affascinato da subito.
Ha creato una sua teoria della relatività pokeristica?
No, ma quasi.
E=mc2: dobbiamo aspettarci qualcosa del genere?
Senta questa formula: D per I fratto B.
Oddio. In pratica?
D sta per Donk, I per numero di iscritti, B è il Buy in. Quello che viene fuori è il coefficiente di vittoria.
Ha sperimentato questo teorema dal vivo?
Certo, e anche online. Avrò giocato non meno di centomila tra sit and go e tornei negli ultimi sei mesi.
Su quante poker room?
Oh, su tutte, su tutte. Anche Omaha, non solo Texas hold’em.
Vuole spiegarci questo teorema rivoluzionario? Il concetto di donk, ad esempio…
Non sarò certo io a definire un donk: esistono le chat, i forum, i siti specializzati. Semplicemente, è una persona che emerge da sè. Più ce n’è al tavolo e più c’è la possibilità di vincere un torneo, o un sit and go.
Moltiplicato per il numero dei partecipanti al torneo: perché?
Si suppone che non tutti i giocatori siano dei donk. Ma non guardi i termini singolarmente, piuttosto la formula nell’insieme.
E la divisione, quindi…
Il buy in, che quasi sempre la cifra più grande delle tre. Se un torneo costa di più e ci sono tanti giocatori, ovviamente è più difficile vincere: allora si deve sperare di avere tanti donk iscritti. Poi, però, ci sono anche i sit da pochi soldi.
Qui cosa cambia?
Uno spende meno soldi, ha meno pressione e allora ha logicamente più chance di vincere.
Se ne frega di più, mi scusi il termine.
No, no: è proprio così. Anche se ci sono mille giocatori iscritti e tanti donk. E se uno dovesse vincere il posto a un torneo via freeroll? Lì è l’ideale. Ma non metterei fratto zero, anche perchè non si può algebricamente: piuttosto, fratto uno.
Sa che questo farà molto discutere?
E’ solo un teorema, ragazzo. Non è la verità, ma la mia verità. Relativa, ovvio. Nulla è più relativo di un torneo di Texas hold’em. E poi non le ho detto la cosa più bella.
Cioè?
Il donk può essere benissimo chi applica il teorema, e allora non può contare gli altri donk. Nella formula quella cifra diventa zero. Che moltiplicato per qualsiasi numero fa zero.
Giusto.
E zero fratto qualsiasi cosa dà sempre zero. Quindi un donk non può vincere un torneo. A meno che non si sia qualificato via freeroll: zero fratto zero in questo caso sì, si mette fratto zero. Risultato, indefinito: o meglio, entra in gioco la fortuna.
Mal di testa. Ma ho capito. Einstein poi mi dirà di essere un tipo ultra-tight, e che gioca con felpe col cappuccio.
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1 Commento a Le interviste infoldabili - Einstein
Non per contraddirti caro Albert, ma piu donk vi sono e piu si perde.In quanto metti che parti con un range di mani superiore ai DONK loro hanno il vantaggio di essere molti più di te e quindi le percentuali si allineano in base al numero di donk……quindi dovresti trovare un metodo per far di che si tolgano il vizio di callare sempre e con qualsiasi mano….ma sopratutto di seguirti dopo i raise….
Ti saluto con una frasetta……Il donk esiste ma se lo conosci lo eviti…….
PS Non sono un campione ma con k e 7 non callo un all in scoppiando asso asso…….e ne vedo tanti…..ciao
Nanouk83 - 31 gennaio 2010