Quello che sono - Capitolo 6
SEI
La vedo più leggera. Meno opprimente. E’ tardi, quasi mezzanotte. Su 1522 giocatori del torneo ne sono rimasti tipo duecento. Io sto messo abbastanza bene, tra i primi cinquanta. Come sempre, in questi casi, con i bui che si alzano, e tanto, aggredisco. Rilancio da quasi tutte le posizioni.
Devo dire che anche le carte mi danno una bella spinta. Vedo due volte coppia di re e una coppia di donne. Meglio ancora. Gli altri mi credono in bluff e si schiantano.
Vinco due coinflip e volo. La bolla non fa per me. C’è appena stata una pausa di cinque minuti e do allora un’occhiata a come si sta comportando la strana coppia papà-Martino.
Bella soddisfazione vederli arrancare verso il fondo della classifica. Le loro chips sono crollate di brutto. Mi sfrego le mani contento.
“Vi toccherà andare all in, avete cinque grandi bui”, dico allo schermo. Rido anche.
Occhio che però tocca a me. Sul mio tavolo hanno osato rilanciare sopra il mio Big Blind. Ragazzi, marca male, perché ho coppia di jack. A conferma che le carte aiutano spesso i grandi risultati.
Call istantaneo. Caspita, siamo in cinque nel piatto. Non ci posso credere: esce il terzo jack al flop. Settati i valet! Ah, bellino quell’asso. L’altra carta è un banale tre.
Penso che nessuno abbia A-A. Parla il piccolo buio e fa check, io pure. Mid position idem, entrambi. Bottone? Vai di minimum raise! In fondo già avevi rilanciato prima del flop.
Chiama lo Small Blind, io a questo punto rilancio forte. Anzi, controrilancio. Il piatto è già mostruoso così. E non ho paura di perderlo. Sento, percepisco, che sono sopra a tutti quanti.
Ovattata la stanza, ovattato tutto. Concentrazione massima.
Foldano in due. Rimaniamo io, il bottonaro e il piccolo buio. Mi fa più paura quest’ultimo dell’altro. Perché magari ha proprio asso-jack, e se esce un altro asso sono nella merda assoluta. Invece al turn, un tre! Divertente vedere come una carta passare da banale a fondamentale. Perché ho full, un gran bel full.
Small, a te. All in? Non scherziamo! Cos’hai, coppia di tre? Sai che ho il dubbio, adesso? Temo di essere sotto un treno e devo parlare subito. Ho trenta secondi per decidere, non uno di più.
In effetti potrebbe starci che tu abbia almeno un tre. Con l’asso, magari, a colore (ormai svanito, peraltro). Però hai giocato molte mani, fin qui, sei un discreto rompicazzo. Rappresenti di tutto, sei illeggibile.
Non posso foldare ora, con il full. Mi metto le mani tra i capelli, vorrei che fosse live per poter ragionare ancora un po’, ancora qualche minuto. Però l’occasione è ghiotta. Rimarrei con poche chips. Così come io non so cos’hai tu, lo stesso vale a parti inverse. Tu nemmeno immagini che ho coppia di jack.
Mi alzo dalla sedia e chiamo. Ne viene fuori un piatto da 500mila fiches. Roba che chi lo vince è già praticamente al tavolo finale.
Il bottone folda e fa bene. Dai, showdown! Mostra quelle caspita di carte perdenti.
Merda. Sono nella merda vera. Maledetto, maledetto! Tiro un pugno sulla scrivania e a momenti salta per aria la tastiera perché hai poker di tre, maledetto! Come hai fatto, come hai fatto?
Solo il jack mi può salvare. Tiro un calcio al tavolo, anche. Quello vero, non virtuale. Sempre che ci sia ancora un jack nel mazzo. Di sicuro il tipo dal bottone aveva A-J e ha capito di essere sotto un treno. No, due treni.
Però bravo al Piccolo Buio, dai. Ti ho sottovalutato in partenza. Giusto che tu vada a vincere il torneo.
Orange, vuoi cacciare ‘sto cazzo di river? Sei più lento di un dealer vero. Manderò una mail di protesta contro i gestori del software, o contro i capi del sito direttamente. Non è possibile che quando c’è tanto traffico…
Ma ehi, ehi… non dirmelo, non dirmelo. Cosa vedo dalla finestra aperta? Tutte le fiches stanno venendo verso di me. Non ho nemmeno visto la carta che è uscita. Mica sarà venuto un jack, il mio quarto jack?
La strada non manda rumori, anche se siamo in zona centrale. Estate che non perdona i residenti per il caldo, ma che li grazia per il bordello.
Invece di rimanere con due chips in croce sono diventato addirittura chip leader. Sì, ho infilato un poker di jack. Allora è la mia serata, allora posso puntare al primo premio. O almeno al tavolo finale.
Gioia che sprizza da tutti i pori insieme al sudore. E vai!
Devo correre in bagno. Ma non per fare cose sconce.
Acqua fresca sul collo, acqua fresca in faccia. Acquafresca Robert. Rassodamento generale, pisciata lunga. Sì, mi sono messo in sit out nel frattempo.
Non credo che mi capiteranno altre carte belle mentre sono in bagno. Anzi, alla toilette. Voglio essere raffinato ora che vincerò una barcata di euro.
Che sculata, ragazzi. Ero a casa, schienato, sdraiato come il peggior donk. E adesso zac! Sono eccitatissimo, meglio di una scopata.
Tornare al posto, su. Mi auto-sgrido, fingo di essere un maestro elementare che richiama i bambini. Ordine, ordine!
Non vedo l’ora di sbattere fuori qualcuno andato all in. Sarà scoppiata la bolla, intanto? Beh, io sono dentro ai premi, comunque. Chi se ne frega, alla grande. Oh, allora, rieccomi nella mia stan…
E tu che cazzo fai qui?
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1 Commento a Quello che sono - Capitolo 6
mano incredibile.. io ho da dire una cosa su gd.. ci sto giocando da pochissimo… ma posso dire con tranquillità che il 99 x cento delle persone che ho incontrato erano persone di merda, sopratutto in hu.. apparte la questione del giocare malle (buy 10.20) raise 180,sono molto deluso x il comportamento che portano molte persone al tavolo, giuro, non ho trovato una persona che non sfotta.. davvero ,molto fastidioso…mah.. poi queste cose, poker contro poker.. boh.. roba che sicuramente nn ho mai visto in live… avevi 1 x cent di vincita..
colpi assurdi..
JaCki89 - 11 maggio 2011