Assi in Crociera 2, day 5. Maiorca è uguale a tante altre
Ogni uomo è un’isola. E ogni isola? Le Baleari, per esempio, lassù tra Spagna e Italia: Maiorca, Minorca, Ibiza e Formentera. I nomi della movida e del sole; novembre è un periodo un po’ strano per andarci in vacanza. In crociera, chissà. La tappa, quella è. Ci arriviamo dopo pranzo, con la prospettiva di dover lottare contro la pioggia come da previsione del giornale di bordo. In mattinata, dal balconcino della stanza, passiamo accanto a Cabrera, un’altra delle Baleari che non sembra granché abitata. Però non sarebbe male andarci da eremita, in attesa di una zattera di salvataggio o una scialuppa. Ma la pubblicità migliore ce l’hanno Maiorca e le altre. L’attracco è a Palma, la città più grande dell’isola. Dal nostro ponte notiamo subito a chilometri di distanza la cattedrale. Che si staglia alta, sopra tutte le altre case e i monumenti. Ce la poniamo come obiettivo della passeggiata; specie in un giorno in cui la ripartenza è prevista per oltre mezzanotte. L’ideale quindi sarebbe di cenare anche con calma, a furia di tapas e sangria. Le quali, pur non essendo tipicamente maiorchine, sono comunque molto spagnole.
Subito dopo la discesa noto la quantità notevole di skateboarders e ciclisti. In effetti tra le escursioni previste ce n’era una anche del tipo “in bici per Maiorca”. Ma non sarebbe stata male nemmeno una “gira in skateboard per Palma”. Piste ciclabili, un bel lungomare (ma quant’è lungo il lungomare di un’isola?), e a un certo punto un passaggio obbligato su una passerella per superare uno slargo invaso dall’acqua. Tutto normale, dicono. Con calma, proseguiamo la passeggiata fino al centro-città. La cattedrale, arabeggiante, merita qualche fotografia, e i negozi di souvenirs una visitina rapida. Certo, se non proponessero bambole con ballerine sarebbero più credibili: perché quelle sono sivigliane, e non maiorchine. Mi colpisce particolarmente il costo delle calamite, che adoro, di mio: una sola costa 2.25, due 4.40 e tre 6. Come a sussurrare: se hai moneta bene, altrimenti ti tocca prenderne tre e usare le banconote. Io, che di moneta ne ho tantissima fin da Tunisi, e da quando avevo cambiato dieci euro, posso prendere una sola calamita per quel prezzo non normale.
Comincia a piovigginare e ci infiliamo in questa specie di rambla, molto barcellonesca. E il fatto che sull’isola si parli tanto catalano è un indizio ulteriore. Ma c’è qualcosa di maiorchino al cento per cento? Me lo domando quando mangio un paio di tapas sorseggiando sangria. Tutto pare una copia di altri posti. Come se in Sicilia, che ne so, ci fossero tanti posti dove provare cotoletta alla milanese e le strade fossero caruggi tipo Genova. Qual è l’identità di questo posto? D’accordo, c’è il “Parlamento delle Isole Baleari”, ma chissà di cosa si parla all’interno. Un gendarme fa da guardia anche a sera inoltrata, ma in giro già alle dieci di sera non c’è anima viva. L’umidità, quella sì, rimane alla grande; afa autunnale che ti fa soffrire il doppio perché infida, inaspettata. Si può avere così tanta sete a novembre? E la sangria, annacquata e quasi insapore, non è stata di grande aiuto; anzi. Rientriamo a mezzanotte in nave, abbastanza stanchi e accaldati. Nel pomeriggio c’era un’altra imbarcazione, gemella della nostra, attraccata in porto. Ma aveva ripreso il mare poco dopo il nostro arrivo. E se fosse rimasta lei ad aspettarci, invece della nostra? In un posto dove le copie vanno di moda, cosa c’è di meglio di una nave da crociera doppia? Dove infilarsi se delusi da un giro particolare. Entrare in un’altra isola, senza dire nulla a nessuno.
Domani a Barcellona pioverà, ne siamo quasi certi.
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