30 gennaio 2010

“Flop e dintorni” con Dario De Toffoli - Direttamente Omaha


detoffoli-150x1501Direttamente Omaha, senza passare per il Texas.
Beh, se mi trovassi ad Albuquerque in New Mexico e fossi diretto a Omaha in Nebraska, potrei passare per il Texas prendendo la 40 per Amarillo (!), ma potrei anche scegliere la 25 per Denver, instradandomi verso il Colorado, senza nemmeno sfiorarlo il Texas. Ma questo può accadere solo on the road. Nel poker no, normalmente non succede così: chi si cimenta col Poker prima gioca a Texas e poi, eventualmente, passa all’Omaha.
E invece io ho giocato direttamente a Omaha, provando il Texas solo in un secondo momento.

Era l’agosto del 1998 e mi trovavo a Londra per partecipare alla seconda edizione delle Mind Sports Olympiad, una manifestazione che comprende competizioni di decine di diversi giochi e prove mentali. In particolare il mio programma prevedeva Backgammon, Master Mind, Rummikub, Continuo, Twixt e altro ancora. Ma un fortunato giorno il torneo di Backgammon finì qualche ora prima del previsto e così un amico mi indusse a provare il poker “moderno”, di cui sino ad allora avevo solo sentito parlare. In programma c’era l’Omaha e il torneo sarebbe iniziato di lì a mezz’ora. E va bene, perché no? Mi è sempre piaciuto cimentarmi in nuove sfide, avevo giusto il tempo per imparare le regole!

Si inizia, siamo in 27 giocatori, tre tavoloni rotondi da 9, con i giocatori che facevano loro stessi il dealer, a turno. Una situazione assolutamente amatoriale, ma piena di fascino: ne sono rimasto subito stregato. Il cuore mi batteva forte a ogni mano, come se ci stessimo giocando chissà che cifra, e invece c’era solamente un “side pool” di 10 sterline, cui non avevano partecipato nemmeno tutti i giocatori. Ma in palio c’era molto di più, una medaglia “olimpica” di nessun valore oggettivo, ma di un grandissimo valore soggettivo. E poi gli avversari, forse ne sapevano un po’ più di me… ma non potevano certo essere dei professionisti.
Ragazzi che emozioni, mano dopo mano scoprivo la bellezza del gioco e la spietata inesorabilità del meccanismo dei tornei. C’è una mano che ricordo ancora; ero di bottone e avevo in mano

Mi sentivo fortissimo, così sui bui di 200-400, con circa 25.000 davanti ho rilanciato pot fino a 1.800, per il call dello SB (stack 7.000) e di un altro giocatore (stack 30.000).
Al flop
Wow, tris di K, ma no, attenzione, è possibile anche la scala. Boh, e adesso? Lo SB punta 2.000, call, call, col fiato sospeso.
Al turn una meravigliosa : non ci credo, un full, e non un full qualsiasi, fatemi controllare, ma sì, è il più alto dei full possibili!
Check, check e senza fiato check anch’io, ho paura che scappino.
Al river , la situazione non cambia, ho sempre il più alto dei possibili full. All in dello SB, e il mio cuore batte sempre più forte, call dell’altro giocatore e io cerco di farmi coraggio, respiro a fondo per essere in grado di parlare e muovere le mani, no, non può avere poker, avrebbe rilanciato, e vado all in anch’io, per il call avversario.
Si suda. Il poker c’era davvero, ma per fortuna lo aveva lo SB che era il giocatore in short stack: un ottimo triple up per lui. E a me il side pot, di circa 36.000.
Siamo tutti sopraffatti dall’emozione, ma lo SB più di tutti; ricordo bene, si chiamava Ben Player (curioso cognome!) e per almeno mezz’ora è rimasto immobile, senza riuscire nemmeno a guardare le sue carte. Anch’io ci ho messo un po’ per riportare la pressione a livelli accettabili, ma sono riuscito a finire il torneo in seconda posizione, cedendo solo nell’heads up finale all’inglese Gary Lee, senza dubbio il più esperto al tavolo.
Beh, con un imprinting così, è stato amore a prima vista. Ho subito capito che negli anni a venire di questo gioco me ne sarei occupato un bel po’. Già facevo i miei piani per diffonderlo in Italia e subito ho cominciato ad insegnarlo agli amici del Backgammon Club, fra cui Lorenzo Laganà…

Per finire una curiosità: in terza posizione in quel mitico torneo è finito il tedesco Reiner Knizia, che oggi è l’autore professionista di giochi in scatola più famoso del mondo!

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5 Commenti a “Flop e dintorni” con Dario De Toffoli - Direttamente Omaha

  1. Cazzate, funziona se vedi in faccia l’avversario, on line e’ solo fortuna. E’ vero che se spingi un po vedi chi ha piu’ paura, ma con coppia di assi si perde spesso,ma e’ il mio pensiero.
    Scusa parlavo dell’hold, ma il principio e’ uguale. Auguri!!!!


    parasiteeve - 31 gennaio 2010
  2. Altra cosa, se mai vinco il superenalotto, saro’ primo in classifica per moooolto tempo (parlo di Giocodigitale) , perche’ con cosi’ tanti soldi,giochi a nastro e per probabilita’ vinci,vinci, vinci…. comunque parla un DONK professionista.


    parasiteeve - 31 gennaio 2010
  3. Anche io ho cominciato(e continuo) con l’Omaha e adesso che ho imparato a giocare le meccaniche del texas mi sono aliene e non riesco assolutamente a inquadrare quando chiamare, quando rilanciare…mah

    Una domanda, che ne pensi dei libri di Hwang e quali altri libri consiglieresti sull’Omaha?


    Ecce - 31 gennaio 2010
  4. se mai vincessi al superenalotto.. cosa quantomeno impropabile …..”parasiteeve”!! esiste un limite di versamento mensile , dunque difficile essere quello che dici , cioè primo in classifica solo per possibilità di iscrizione al gioco , conta sicuramente di più una buona conoscenza del gioco scelto e una disciplina nell approccio allo stesso, nota bene che spesso i player vincenti non hanno cominciato con chissà quali bankroll,ma sono cresciuti in maniera proporzionale grazie alla conoscenza fatta nel tempo di gioco e programmando la loro attività senza sperare nelle sculate sporadiche ….attività appunto da DONK . Ti auguro di ripensare le tue strategie , sempre che ti interessi non considerarti un DONK professionista. saluti e buona ” fortuna”.


    janas - 31 gennaio 2010
  5. Grande Dario! Non si può dire che nella tua vita non ti sia divertito, sei sempre a giocare!! Io ho scoperto l’ omaha da qualche mese e da quel momento gioco solo quella variante, come dicevi qualche giorno fa, è molto più divertente, i piatti sono più ricchi, i punti che si realizzano molto più alti. Da poche settimane mi sto cimentando anche con la versione Hi/low, ancora più divertente e vivace, per un motivo o per l’ altro si entra quasi sempre in gioco, altro che texas!! Purtroppo non siamo ancora molti e per completare un tavolo sono necessari diversi minuti di attesa, ma ne vale la pena. Ultima cosa: venerdì, con degli amici, giocherò una partita casereccia del “vecchio 5 carte coperte”, che barba, che noia!! Un saluto all’ amico Ecce, compagno di tante serate. Ciao!!


    cinese64 - 3 febbraio 2010


Carla Solinas :
si va a giocare il day3… fortuna dammi una spintarella all’inizio.. al resto poi ci penso io!! :) [...]
Carla Solinas :
si va al day 3, 27 left imbustando circa 12bui….. fatale l’ultimo livello di giornata… :( che dire… domani ci si prova!!! [...]
MaxPescatori :
Out :( con la possibilità di rubare bui coin flip e ne perdo un altro. Niente :(:(:( good luck italians left #WPTvenice [...]

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