“Flop e dintorni” con Dario De Toffoli - Le basi di Omaha
Le origini
All’inizio degli anni settanta è comparso a Detroit un gioco chiamato Two-by-Three che veniva giocato con le stesse regole dell’attuale Omaha, ma con 5 carte in mano anziché 4. Il problema era che non si poteva giocare in più di 8 giocatori. Dunque le carte in mano diventarono 4 e il gioco si diffuse in varie parti degli usa con vari nomi, come Oklahoma Two-by-four, Fort Worth e Nine-card.
Contemporaneamente in Nevada si giocava una varietà di Texas, chiamata Omaha (come la capitale del Nebraska), dove per formare la propria miglior combinazione anziché scegliere 5 qualsiasi delle 7 carte a disposizione, bisognava necessariamente usare le due carte di mano (oggi questo gioco è chiamato Greek holdem). Siccome il gioco con le 4 carte in mano prevedeva proprio l’obbligo di usare 2 delle carte di mano, in Nevada questo gioco fu chiamato proprio Omaha, in ragione della similitudine delle due regole. E siccome il Nevada è la mecca del poker, ciò che lì è in uso viene poi adottato dal resto del mondo e dunque dal 1982 il gioco per tutti si è chiamato Omaha.
Da allora non ha fatto che crescere in popolarità: c’è più azione che nel Texas, si chiudono combinazioni mediamente più alte e l’entità media dei piatti è almeno doppia; così questo stile attrae chi ama l’azzardo, ma spesso questi giocatori non hanno chiarissime le strategie da adottare e sopravvalutano il fattore fortuna, e dunque sono, per certi versi, degli avversari perfetti.
Il concetto generale
I meccanismi e le procedure di gioco sono del tutto analoghi a quelli del Texas, con l’unica determinante differenza che in mano si hanno 4 carte anziché 2 e che per fare la propria combinazione bisogna necessariamente usare 2 carte delle 4 di mano e 3 carte delle 5 di tavola.
Ma vediamo qualche esempio.
Chi viene dal Texas è bene che presti molta attenzione, che si abitui al diverso modo di leggere la mano: è infatti molto facile incorrere in errori di interpretazione, errori banali… ma potenzialmente molto pericolosi.
- In mano




In tavola ![]()
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Miglior mano ![]()
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Solamente coppia di K, le altre 3 carte sono le più alte fra le restanti. Non c’è scala, perché dalla tavola posso usare solo 3 delle 4 carte che servono; non c’è nemmeno doppia coppia, perché servirebbero3 carte dalla mano e invece se ne possono usare solo 2.
- In mano




In tavola ![]()
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Miglior mano ![]()
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Doppia coppia di A e K; la quinta carta è la più alta fra le restanti. Non c’è colore perché si possono utilizzare solo 3 dei 4 cuori che sono in tavola.
- In mano




In tavola ![]()
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Miglior mano ![]()
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Tris di K. Non c’è full, perché dalla tavola posso usare solo 3 delle 4 carte che servono
- In mano




In tavola ![]()
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Miglior mano ![]()
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Colore al K. Fino alla quarta carta in tavola c’era comunque la scala; essendo la quinta una carta di quadri, si è chiuso colore che è un punto più alto. Notare comunque che alla quarta carta la scala era imbattibile, mentre il colore può essere battuto da un colore più alto (all’A).
- In mano




In tavola ![]()
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Miglior mano ![]()
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Tris di 4. Notare che dei 3 J che si hanno in mano, se ne possono usare solo 2 e anche usandoli non si otterrebbe niente di più che una doppia coppia.
Il consiglio spassionato che vi do prima di cimentarvi con l’Omaha è di passare qualche mezz’ora a distribuirvi le carte da soli e a leggere le mani che ne risultano con calma. Insomma dovete fare l’abitudine al nuovo sistema, che prevede davvero tante possibilità.
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5 Commenti a “Flop e dintorni” con Dario De Toffoli - Le basi di Omaha
dario ho sempre letto tuo libri….apprexxo molto il tuo stile di gioco live…….ma non riesco a capire visto che si dice che l hold em e’ un gioco puramente skill…..perche’ non hai mai fatto risultati?eppure hai una tecnica e una conoscenxa del gioco perfetta
texasbonny - 27 novembre 2009
certo sembra cruda come domanda ma penso che texasbonny abbia centrato in pieno un grande problema secondo me puoi essere forte quanto vuoi ma c’è la possibilita che pur essendo il migliore al mondo non farai mai risultati in quanto matematicamente parlando il poker non garantisce una percentuale minima di vittoria la varianza può esere eterna e piu avanti si va peggio è perchè ogni nuovo giocatore che si cimenta al tavolo è una nuova mina vagante puoi scanzarne una due tre ma alla fine ti scoppiano e ti rovinano i tornei
1asso1 - 27 novembre 2009
finalmente qlcuno che ha del cervello e l’obiettivita’ x chiarire una cosa molto importante,cari signori vorrei che voi capiste che pur di legalizzare questo gioco hanno fatto credere che sia un gioco di abilita’ che prevale sulla fortuna!!!!!beh vi diro’ una verita’ scomoda,fattore fortuna 70% skill 30%,puoi fare dei laydown fantastici,un colpo tecnico alla maradona,ma se perdi ilcolpo decisivo nn si vince e in quel caso la bravura nn esiste vince chi ha piu’ fortuna!!!!e sfido chiunque a controbattere la mia affermazione!poi ogni giocata puo’ essere giustificata sempre e cmnq,ma se fai call ad uno all in con 109 come ha fatto Scalzi al ft pgp puoi giustificare quello che vuoi ma ti dimostri uno senza cervello ma con gran culo!tecnicamente credo che esistano centinaia di migliaia di players al top,ma come mai nn vincono come altri?la risposta datevela da soli!
softrotters - 28 novembre 2009
Gentil sig. De Toffoli noto nei suoi, per altro molto ben articolati, che spesso dimentica di dirci una delle caratteristesche fondandamentali del gioco, la fortuna, per cui alle varie modalita di gioco ci ricordi sempre che i fondamento per vincere è il fattore C….!!!! grazie
malu1206 - 28 novembre 2009
OK, tirato in causa, provo a dirvi la mia.
Sulla fortuna
Non c’è dubbio che la componente fortuna nel poker c’è, eccome.
Ma l’importante è avere sempre la consapevolezza - anche matematica - di quello che si fa.
Posso magari andare all in al turn con l’80% di probabilità di vittoria e un avversario poco avveduto mi viene a vedere, al river pesca uno dei suoi 8 out e mi sbatte fuori dal torneo. Succede. Ma non per questo bisogna scoraggiarsi e affidarsi alle “sensazioni”. Bisogna tentare - per quanto possibile - di governare questa fortuna, continuando a mettersi in situazioni dove alla lunga la “speranza matematica” è positiva, in altre parole, dove si è favoriti. Esattamente come nel backgammon e in generale come in tutti i giochi dove agon e alea sono intimamente ed inscindibilmente connessi.
Sull’omaha
Attenzione comunque nell’omaha, che è l’argomento di questo e dei prossimi post: è un gioco più “di progetti” del texas e avere un’idea delle possibilità e delle probabilità è ancora più importante. Ho visto giocatori di texas di successo arrivare un po’ supponenti ai tavoli di omaha e… schiantarsi in modo inesorabile, e non per colpa del fattore C, ma per la mancata comprensione di ciò che stava succedendo al tavolo.
Sui risultati
Per ottenere dei risultati, conditio sine qua non è… partecipare.
E negli ultimi anni effettivamente mi sono dedicato troppo poco (almeno per i miei gusti) al gioco giocato e quel poco l’ho diviso fra il poker e molti altri giochi (per esempio backgammon, ma anche qualche altra decina di giochi da tavolo).
Poi naturalmente non è detto che partecipare basti, l’applicazione pratica delle nozioni teoriche non è sempre così semplice e scontata: l’esperienza conta, eccome!
Comunque voglio rassicurare texasbonny: pur giocando assai poco (e quel poco prevalentemente proprio a omaha), l’andamento del mio bankroll è largamente positivo.
Chissà, magari nel 2010 troverò il modo di cimentarmi ben concentrato in qualche bel torneo… e vedremo cosa ne ricaverò.
DDT - 1 dicembre 2009